Donne in mare

"Buongiorno. Vorrei comandare la sua barca, quella li, la più grossa, quella che vale qualche miliardo." Avete presente la faccia dell'armatore in questione quando si sente rivolgere la domanda da una ragazzina poco più che ventenne, in scarpe da tennis e maglione blu navy, che gli ha appena stritolato le dita con una stretta di mano?

E più delle perplessità degli armatori, il grosso ostacolo per una skipper in carriera sono le mogli, per fortuna non tutte, gelose del ruolo occupato da una donna su quella stessa barca che spesso mal tollerano e che, al contrario, è la grande passione del marito.

E se un equipaggio femminile è motivo di soddisfazione solo con l'arrivo dei risultati sportivi, se tenere insieme e gestire un equipaggio in gonnella è un'impresa più difficile che affrontare una tempesta nel Pacifico, allora: evviva i marinai uomini.

Che dire dei giornalisti, che pur di fare notizia motivano un equipaggio di sole donne con delle rivendicazioni sessuali di chissà quali femministe incallite, insinuando che sono anche un po’ bruttine.

E invece tutto è sempre bello, positivo e a lieto fine, perché nonostante indossi i panni del ruvido comandante, nella scrittrice trapela notevole femminilità, freschezza e un pizzico di malizia.

Ingredienti necessari per condire un libro autobiografico fatto di aneddotica, di vita marinara al femminile e di un po’ di storia. La storia di donne del passato che hanno scelto di vivere con il mare; scelte molto coraggiose, spesso in violento contrasto con i costumi e la mentalità del proprio secolo.

L'autrice, velista impegnata, skipper di tutto rispetto, scrive con una severità smentita dall'umorismo e dalla tenera umanità; il suo è un libro non solo da leggere per curiosità, ma da “respirare a pieni polmoni” come una ventata di frizzante aria di mare.

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